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Bernardinu Ruiu "Mignolo"
Dal libro in costruzione Pitzinnos Pastores Partigianos eravamo insieme sbandati, la storia del partigiano Mignolo, alias Bernardinu Ruiu, nato a Orune nel 1918, morto a Palmanova (Udine) nell'agosto del 1945. Mignolo lo racconta Anzelinu Soro, classe 1923, che fu partigiano insieme a lui nel Battaglione Triestino d'Assalto comandato dal mitico Riccardo Giacuzzo che i suoi ragazzi, uno per uno, ricorda nel libro Quelli della Montagna, pubblicato nel 1972 dall'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume. Quando ai partigiani venne fatto sapere che l'orgolese Congiargiu e il dorgalese Piras erano morti anche in seguito alle ferite riportate nell'assalto all'aeroporto di Ronchi, Mignolo esclamò: " I morti non si piangono, si vendicano!".
Bernardino Ruiu di Orune, nome di battaglia "Mignolo". Avventuroso avventuriero. Donnaiolo. Il terrore dei tedeschi. Una volta tornò al battaglione con 14 prigionieri in un colpo, tutti presi da lui. Anzelinu lo racconta come atto di uno dei suoi tanti eroismi. Aveva mira infallibile. Spegneva a distanza una sigaretta accesa, un solo colpo. Una volta freddò tre tedeschi, tre colpi di pistola in fronte, uno per ciascuno ai nazisti che li perquisivano, lui e un compagno di Olbia, entrambi nel "Battaglione Triestino". Di ritorno da una missione erano entrati in una specie di bar e là, evidentemente c'era stata una spiata, furono sorpresi dalla pattuglia tedesca. Mani in alto davanti ai mitra spianati. Frugati dappertutto. Spalle al muro. Ormai segnata la loro sorte. Bastò un attimo di distrazione della pattuglia, voci e chiasso provenienti da una stanza attigua e "Mignolo" fu fulmineo nel togliere la pistola nascosta dentro uno stivale. Poi scapparono e i tedeschi li inseguirono. Il compagno di Olbia, Mario Farina, fu colpito e cadde ucciso. Era il 13 marzo1944, a Ranziano. Là Mario Farina è sepolto.
"Mignolo" alias Bernardino Ruiu da Orune era un combattente. Era della polizia partigiana. Morì a guerra finita, nell'agosto del 1945. Suicida o fu ucciso? Bernardinu era pastore. Pochi o nessuno a Orune ne coltiva memoria. Anzelinu Soro invece, nome di battaglia "Renzo", lo ricorda come un mito, ancor più di Corraineddu a Nughedu Santa Vittoria quando lo intervistammo e che pure ne narra l'audacia e l'eroismo. Forse "Mignolo," uomo di linea d'ombra, era consapevole del suo ruolo, di commissario politico, di "spia" al servizio della causa partigiana. È sintomatico che emerga come linea di ricordo. A differenza di Podda, Mereu, Corraine, gli orgolesi, Anzelinu Soro si lascia vincere dall'emozione quando ricorda di "Mignolo" e altri. Dice a più riprese che lui conserva la foto che "Mignolo" gli ha mandato, con dedica. Si chiede come mai "Mignolo" possa essere morto in quella maniera. Cosa ci sia tornato a fare a Palmanova in quel di Udine, in quella stanza d'albergo dove trovò la morte: lui che aveva due donne contemporaneamente e quella che ricorda Anzelinu era veramente un incanto.
"Mignolo" per Soro e per noi che stiamo ricostruendo la storia dei ragazzi sbandati, le loro contraddizioni, per noi che stiamo ricomponendo diversi punti di vista sugli stessi fatti, sulle stesse persone, forse appare per la prima volta come uno che ebbe alto il senso del dovere nella guerra partigiana. Pure se ci sono afasie, omologazioni e vuoti. Tziu Anzelinu non ricorda la presenza del dorgalese Piras che morì insieme all'orgolese Congiargiu, "Cervo", come lui ciaraula, portaordini al servizio degli slavi. "Mignolo" però lo ricorda bene, la sua capacità pastorale di essere balente, conoscitore dell'ombra e dell'ignoto. Talenti dell'uomo di campagna che non era tropejale e che però sapeva come inseguire l'orma, le tracce. Questi talenti seppe applicare, anche come abilità a far fuori il nemico e i nemici, nella terribile ora che gli toccò vivere.
Mignolo è personaggio storico e di romanzo insieme. Somiglia alla gente di Fenimore Cooper, o forse allo stesso grande narratore che seppe raccontare la causa e le contraddizioni della guerra d'indipendenza americana: un contesto che sembra archetipico dei luoghi e delle situazioni, una linea di confine, lakana, in cui combatterono i nostri ragazzi partigiani. Di quel combattere e stare insieme fecero emblema. Non a caso tziu Anzelinu rimarca nel cuore dell'intervista - per lui è la prima volta ribadisce il figlio Renzo sindaco di Galte che si meraviglia come la memoria del padre non sia stata utilizzata didatticamente a scuola - che loro erano già partigiani dopo lo sbandamento di Perugia dell' 8 settembre durante la "bardana" tra Monte Romano, Vetralla e Civitavecchia. E prima di andar via, tziu Anzelinu ottantottenne, esce di casa per raccomandare a Pietro di ricordare che il battaglione partigiano dove lui combatté nacque perché lo vollero i sardi. "Mignolo" è in questa appartenenza di storia e di memoria.
Dice la didascalia sotto la foto in alto, presa da Quelli della Montagna di Riccardo Giacuzzo e Giacomo Scotti: «Il combattente sardo "Mignolo", deceduto a Palmanova nel 1945».
Gli autori del libro Ptizinnos Pastores Partigianos eravamo insieme sbandati sono: Piero Cicalò, Pietro Dettori, Salvatore Muravera e Natalino Piras, dell'Anpi nuorese.
Immagine e contenuti sono presi integralmente dal blog di Natalino Piras http://www.natalinopiras.it/