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La campagna di scavi del
2005
Lo scavo archeologico
dell’insediamento di Sant’Efisio ha avuto luogo dal 7 agosto al 3
settembre 2005 con
la
partecipazione di 30 persone, tra cui il responsabile e studenti
universitari o dottorandi di varie università italiane, quali
Sassari, Vercelli, Lecce, Padova, Venezia, Roma “La Sapienza”,
impegnati
nuovamente
in attività didattica sul terreno. Del vitto e dell’alloggio si è
ancora una volta occupata, con grande liberalità, l’Amministrazione
Comunale di Orune. I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio
Culturale di Sassari hanno consentito a Fabrizio Delussu di
effettuare un sopralluogo con l’elicottero, durante il quale sono
state eseguite numerose fotografie aeree del sito. La ricerca si è,
da un lato, concentrata sulle aree già aperte l’anno scorso, che
sono state considerevolmente ampliate nella loro estensione, e,
dall’altro, si è rivolta a nuovi settori, per chiarire le
articolazioni dell’abitato e le fasi di vita in rapporto ai diversi
quartieri.Nell’area
1.000, ove un ambiente di un’abitazione aveva rivelato due diverse
fasi costruttive, le strutture proseguono con altri vani: due di
essi sono stati scavati integralmente, chiarendo così come anche in
questa zona dell’insediamento gli edifici siano stati abbandonati e,
contestualmente, vuotati degli oggetti ancora utilizzabili. In
seguito all’abbandono è subentrato il crollo delle strutture, dovuto
ad un incendio ben documentato dalla presenza di consistenti
materiali bruciati del tetto (abbondantissime tegole e tracce delle
travi lignee).

Fotografia aerea di una porzione dell’insediamento.
Nell’area 3.000, ove l’anno scorso era stato messo in luce un
ambiente di una casa conservato in elevato per circa tre metri, la
planimetria dell’abitazione si è rivelata più complessa di quanto
inizialmente ipotizzato, con il prospetto sulla piazza attorno alla
quale gravita l’intero blocco di edifici, ma con un considerevole
ampliamento verso sud, ove un corridoio raccorda due settori della
costruzione. E’ stato scavato per intero un altro vano, collegato ad
un terzo per il tramite di una porta ed anche di una finestra,
perfettamente conservata nel corpo murario del tramezzo. Anche qui
l’abbandono aveva lasciato in posto solo pochi frammenti di oggetti
d’uso quotidiano, ritrovati sul pavimento di lastroni in granito al
di sotto del crollo del tetto, seguito ad un incendio.

Il notevole
stato di conservazione delle strutture dell’area 3.000.
All’estremità meridionale del sito, presso gli affioramenti
utilizzati come cave per la pietra granitica messa in opera nelle
costruzioni, una grande struttura rettangolare (m. 12 x 11), isolata
da quelle vicine, è stata ripulita e rilevata (area 5.000); ne è
risultata una planimetria articolata internamente in alcuni piccoli
vani raccordati ad un corridoio centrale. Si è poi iniziata
l’indagine di uno di questi, che ha dato risultati preliminari molto
interessanti: l’ambiente potrebbe essere stato un magazzino, vista
la presenza di voluminosi frammenti di dolii nel riempimento.

La chiesa di Sant’Efisio
al termine della campagna 2005; sul fondo è il presbiterio con
l’altare.
Come
previsto si è infine avviata l’indagine dell’edificio interpretato
come la chiesa di Sant’Efisio (area 4.000). Nella vasta struttura di
m 20 x 7, periferica rispetto all’abitato, lo scavo è stato limitato
alla zona orientale, relativa al supposto presbiterio, dove sotto il
consistente crollo dei grossi elementi lapidei che formavano le
pareti è venuto in luce il crollo del tetto, segnalato da un grande
quantitativo di coppi. Non è stato ancora raggiunto il livello
pavimentale, a causa del notevole spessore dell’interro che è ancora
in fase di asportazione: attualmente l’altezza dei muri perimetrali
supera i tre metri, ma si stima che lo stato di conservazione delle
strutture possa essere anche più importante. I primi dati sono
tuttavia di estremo rilievo: l’edificio risulta privo di abside, ma
la sua interpretazione come chiesa è assicurata dalla presenza di un
altare in muratura addossato al lato di fondo del presbiterio, sul
quale è stata ritrovata, ancora in posto all’interno di una risega,
una lastrina in ardesia con al centro il pozzetto per le reliquie,
al cui interno è incisa una croce. Due nicchie inquadrano
lateralmente l’altare; tutte le pareti del presbiterio, assai ben
conservate, sono intonacate e dipinte di bianco, così come il corpo
dell’altare. Nonostante la totale assenza di materiali ceramici i
dati fin qui a disposizione concorrono a collocare la costruzione
della chiesa in età moderna, verosimilmente nel Seicento, almeno per
quanto attiene la fase edilizia sin qui messa in luce; l’edificio
sorge peraltro al di sopra di strutture più antiche, forse di età
romana, e sarà pertanto necessario proseguire l’indagine sotto il
piano pavimentale di età moderna per verificare la presenza di
eventuali fasi di vita precedenti, siano esse riferibili alla
struttura chiesastica oppure alle emergenze dell’abitato romano.
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