Di Marco Mastino

 

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IL VILLAGGIO DI SANT' EFIS
Immagini e contenuti sono tratti dal sito santefis.org - Attività di Ricerca - Prof . Alessandro Teatini


Sant'Efisio: veduta delle strutture abitative già in luce


Uno degli ambienti dell'insediamento


Le canalette sotto il pavimento degli ambienti

Il sito
Nella località di Sant'Efisio, ubicata a 750 metri s.l.m. nel centro della Sardegna (IGM F. 194 II S.O.), è stato identificato in un fitto bosco di querce e lecci un insediamento romano assai esteso; gli scavi archeologici già condotti, curati dalla Soprintendenza Archeologica nel 1992 e nel 2002/2003, hanno finora messo in luce alcune strutture abitative di tarda età imperiale in parte impostate su un precedente villaggio nuragico, gravitante attorno ad un nuraghe complesso distante circa duecento metri. Di straordinario rilievo lo stato di conservazione dell'abitato romano, i cui muri si sono preservati in elevato per un paio di metri e sono costruiti con grossi spezzoni di granito messi in opera a secco o con l'ausilio di fango per riempire gli interstizi; i pavimenti sono realizzati in voluminosi lastroni, al di sotto dei quali è ricavata una fitta rete di condutture idriche. Sant'Efisio costituisce un esempio assai eclatante di abitato romano a stretto contatto con le popolazioni indigene residenti nei territori montuosi della Sardegna interna, presumibilmente sulla strada romana ab Ulbia Caralis, che univa appunto Olbia a Cagliari ma attraversando le regioni centrali dell'isola. Il programma di ricerca in questo sito tende dunque ad accertare i modi e i tempi della presenza culturale romana nelle regioni centrali della Sardegna partendo dall'indagine in estensione di una specifica evidenza insediativa.


La campagna di scavo 2004

L'intervento del 2004 è stato dedicato alla comprensione della struttura di questo aggregato, di cui si chiariranno i limiti e le articolazioni e, mediante lo scavo di ampie porzioni, le fasi di vita a partire dal rapporto con il precedente villaggio nuragico fino al momento dell'abbandono. In quest'ottica due aree di scavo verranno aperte nella zona abitativa dell'insediamento, mentre la terza si concentrerà sul vasto edificio chiesastico, noto per la dedica a Sant'Efisio ma mai indagato, presente in un settore che pare periferico rispetto all'abitato: la struttura (di circa metri 25 x 8), provvista ad est di abside inclusa, è ingombra di materiale del crollo ma presenta i muri perimetrali assai ben conservati, con ancora tracce dell'intonaco di rivestimento. Lo scavo permetterà di definire le caratteristiche architettoniche della costruzione e, soprattutto, di chiarire le modalità della frequentazione del sito e le trasformazioni della forma insediativa verificatesi in età bizantina, quando l'abitato sembra che continui a vivere, probabilmente proseguendo nella sua funzione di controllo delle popolazioni dell'interno.
 

I risultati della campagna di scavi del 2004 nel sito di Sant'Efisio, comune di Orune (NU)



Studenti al lavoro sul cantiere didattico di Sant' Efisio


Studenti al lavoro sul cantiere didattico di Sant' Efisio

La problematica storica legata alla presenza romana nella Barbaria della Sardegna sta ricevendo una nuova prospettiva di lettura proprio grazie alle ricerche che si svolgono in questo sito. Due sono stati gli ambiti delle attività durante la prima campagna, così come era stato previsto: i lavori sono stati indirizzati a chiarire, da una parte, i limiti dell'insediamento, dall'altra le sue fasi di vita mediante lo scavo in estensione di ampie porzioni. Per quanto attiene il primo aspetto l'abitato si è rivelato diffuso per un'estensione di circa due ettari, mentre per ricostruire le tappe della formazione e dell'evoluzione dell'insediamento si è iniziata l'indagine del settore orientale, aprendo tre ampi saggi di scavo; è evidente che in seguito sarà necessario impostare lo scavo archeologico anche in altri nuclei di strutture. Nell'area indagata era già in luce una porzione di un quartiere abitativo, sul cui limite meridionale è stata definita nel suo perimetro un'altra abitazione, separata dalle precedenti tramite uno stretto viottolo.


Il quartiere di abitazione già in luce

Il vano finora scavato di tale abitazione, collegato ad altri non ancora indagati, è risultato, nel suo aspetto definitivo, come l'esito della trasformazione di un precedente ambiente, che è stato ampliato nelle dimensioni e variato nell'orientamento. I due piani pavimentali appaiono entrambi costituiti di pesanti lastroni.


Il nuovo ambiente in corso di scavo, con i due piani pavimentali in lastroni

 


 Il Solidus aureo di Valentiniano III
Dritto (426 - 431 d.C.)


Il Solidus aureo di Valentiniano III
Rovescio (426 - 431 d.C.)


Vago di collana in pasta

Si segnala, tra i materiali trovati nello spesso strato colluviale che ricopriva l'area, una moneta d'oro (solidus) dell'imperatore Valentiniano III coniata a Ravenna tra il 426 e il 431, unico esemplare del genere rinvenuto per certo in Sardegna, che apre interessanti prospettive di studio sulle fasi di vita più tarde dell'insediamento. A ovest delle case già visibili si è iniziato lo scavo di una nuova struttura, la cui pianta è risultata costituita da due vani posti in asse, il maggiore dei quali è quello all'interno, più lontano dall'ingresso, ed è dunque uguale a quella delle abitazioni precedenti; qui si sono recuperate importanti informazioni sull'interruzione della vita di questa porzione del nostro insediamento.Il vano posto all'interno, l'unico finora oggetto di indagine, si è rivelato coperto da un interro alto quasi tre metri frammisto a moltissime pietre di dimensioni anche consistenti, che hanno impegnato parecchio gli studenti durante le operazioni di scavo ma che hanno consentito, al contempo, una straordinaria conservazione della struttura muraria in spezzoni granitici e fango.

 
La rimozione dei grossi blocchi in granito del crollo


L'ottimo stato di conservazione dell'ambiente nel settore occidentale

L'abbandono è stato seguito da un incendio che ha determinato il crollo del tetto, individuato dalla gran quantità di tegole e coppi e dalle travi bruciate rinvenute subito sopra il pavimento. Il crollo aveva sigillato una situazione di estremo interesse; i materiali ritrovati consentono infatti di collocare il collasso dell'edificio all'inizio del IV secolo d.C.: si tratta di frammenti di ceramica fine da mensa di produzione africana associati ad una piccola moneta in bronzo (follis) di Costantino, emessa dalla zecca di Arles (l'antica Arelate) nel 316-317.


Un' ascia bronzea ad alette


Il limite meridionale del quartiere è stato individuato nel corso dello scavo del terzo saggio, posizionato a ridosso del muro perimetrale delle case: qui il quartiere viene infatti circoscritto da un'area aperta priva di strutture e, per quanto è dato vedere nel settore indagato, utilizzata come scarico per i materiali di risulta, abbondanti nella terra del riempimento. Frammisti a questa erano presenti oggetti nuragici riferibili al precedente villaggio: particolarmente significativi sono un vago di collana in pasta vitrea e un'ascia bronzea ad alette .
La chiesa di Sant' Efisio è stata oggetto di un intervento solo preliminare; l'edificio, posto ai limiti occidentali dell'abitato, era stato invaso dalla vegetazione ad alto fusto che caratterizza tutto l'ambiente circostante: in particolare una dozzina di alberi di leccio di medie e grandi dimensioni erano cresciuti al suo interno, al di sopra del voluminoso crollo che riempie l'ampia struttura. Gli alberi sono stati tagliati, dopo un sopralluogo della Guardia Forestale, grazie all' intervento dei membri della Cooperativa Cuccuru su Pirastu Mario e Pietro Goddi, coadiuvati dai partecipanti alle ricerche; il vasto edificio è stato oggetto di una scrupolosa opera di pulizia, con lo scopo di realizzare un rilievo in scala 1:20 delle emergenze. La chiesa, le cui dimensioni sono di metri 20 x 7, sarà oggetto di un primo intervento di scavo nella campagna 2005: l'indagine inizierà dalla zona presbiteriale, che si prevede potrà essere messa in luce integralmente.


L' interno della chiesa al termine del disboscamento e della pulizia

 


Il Follis bronzeo di Costantino
Dritto (316 - 317 d.C.)


Il Follis bronzeo di Costantino
Rovescio (316 - 317 d.C.)


L’ansa di una bottiglia in vetro
rinvenuta durante gli scavi.

La campagna di scavi del 2005

Lo scavo archeologico dell’insediamento di Sant’Efisio ha avuto luogo dal 7 agosto al 3 settembre 2005 con la partecipazione di 30 persone, tra cui il responsabile e studenti universitari o dottorandi di varie università italiane, quali Sassari, Vercelli, Lecce, Padova, Venezia, Roma “La Sapienza”, impegnati nuovamente in attività didattica sul terreno. Del vitto e dell’alloggio si è ancora una volta occupata, con grande liberalità, l’Amministrazione Comunale di Orune. I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Sassari hanno consentito a Fabrizio Delussu di effettuare un sopralluogo con l’elicottero, durante il quale sono state eseguite numerose fotografie aeree del sito. La ricerca si è, da un lato, concentrata sulle aree già aperte l’anno scorso, che sono state considerevolmente ampliate nella loro estensione, e, dall’altro, si è rivolta a nuovi settori, per chiarire le articolazioni dell’abitato e le fasi di vita in rapporto ai diversi quartieri.Nell’area 1.000, ove un ambiente di un’abitazione aveva rivelato due diverse fasi costruttive, le strutture proseguono con altri vani: due di essi sono stati scavati integralmente, chiarendo così come anche in questa zona dell’insediamento gli edifici siano stati abbandonati e, contestualmente, vuotati degli oggetti ancora utilizzabili. In seguito all’abbandono è subentrato il crollo delle strutture, dovuto ad un incendio ben documentato dalla presenza di consistenti materiali bruciati del tetto (abbondantissime tegole e tracce delle travi lignee).


 
Fotografia aerea di una porzione dell’insediamento.


 Nell’area 3.000, ove l’anno scorso era stato messo in luce un ambiente di una casa conservato in elevato per circa tre metri, la planimetria dell’abitazione si è rivelata più complessa di quanto inizialmente ipotizzato, con il prospetto sulla piazza attorno alla quale gravita l’intero blocco di edifici, ma con un considerevole ampliamento verso sud, ove un corridoio raccorda due settori della costruzione. E’ stato scavato per intero un altro vano, collegato ad un terzo per il tramite di una porta ed anche di una finestra, perfettamente conservata nel corpo murario del tramezzo. Anche qui l’abbandono aveva lasciato in posto solo pochi frammenti di oggetti d’uso quotidiano, ritrovati sul pavimento di lastroni in granito al di sotto del crollo del tetto, seguito ad un incendio.


        Il notevole stato di conservazione delle strutture dell’area 3.000.

All’estremità meridionale del sito, presso gli affioramenti utilizzati come cave per la pietra granitica messa in opera nelle costruzioni, una grande struttura rettangolare (m. 12 x 11), isolata da quelle vicine, è stata ripulita e rilevata (area 5.000); ne è risultata una planimetria articolata internamente in alcuni piccoli vani raccordati ad un corridoio centrale. Si è poi iniziata l’indagine di uno di questi, che ha dato risultati preliminari molto interessanti: l’ambiente potrebbe essere stato un magazzino, vista la presenza di voluminosi frammenti di dolii nel riempimento.


La chiesa di Sant’Efisio al termine della campagna 2005; sul fondo è il presbiterio con l’altare.
 

Come previsto si è infine avviata l’indagine dell’edificio interpretato come la chiesa di Sant’Efisio (area 4.000). Nella vasta struttura di m 20 x 7, periferica rispetto all’abitato, lo scavo è stato limitato alla zona orientale, relativa al supposto presbiterio, dove sotto il consistente crollo dei grossi elementi lapidei che formavano le pareti è venuto in luce il crollo del tetto, segnalato da un grande quantitativo di coppi. Non è stato ancora raggiunto il livello pavimentale, a causa del notevole spessore dell’interro che è ancora in fase di asportazione: attualmente l’altezza dei muri perimetrali supera i tre metri, ma si stima che lo stato di conservazione delle strutture possa essere anche più importante. I primi dati sono tuttavia di estremo rilievo: l’edificio risulta privo di abside, ma la sua interpretazione come chiesa è assicurata dalla presenza di un altare in muratura addossato al lato di fondo del presbiterio, sul quale è stata ritrovata, ancora in posto all’interno di una risega, una lastrina in ardesia con al centro il pozzetto per le reliquie, al cui interno è incisa una croce. Due nicchie inquadrano lateralmente l’altare; tutte le pareti del presbiterio, assai ben conservate, sono intonacate e dipinte di bianco, così come il corpo dell’altare. Nonostante la totale assenza di materiali ceramici i dati fin qui a disposizione concorrono a collocare la costruzione della chiesa in età moderna, verosimilmente nel Seicento, almeno per quanto attiene la fase edilizia sin qui messa in luce; l’edificio sorge peraltro al di sopra di strutture più antiche, forse di età romana, e sarà pertanto necessario proseguire l’indagine sotto il piano pavimentale di età moderna per verificare la presenza di eventuali fasi di vita precedenti, siano esse riferibili alla struttura chiesastica oppure alle emergenze dell’abitato romano.

 


L’altare della chiesa in corso di scavo.

Il piano dell’altare; al centro è la lastrina in ardesia con
 il pozzetto per le reliquie.

Veduta aerea del nucleo abitativo


Veduta aerea del nucleo abitativo


strutture abitative


strutture abitative


strutture abitative

strutture abitative

struttura abitativa con soppalco in corso di scavo

struttura abitativa con soppalco dopo lo scavo

struttura abitativa con in corso di scavo

grande edificio periferico, documentazione di uno strato prima dello scavo

grande edificio periferico, documentazione di uno strato prima dello scavo

grande edificio periferico, dettaglio di alcuni reperti appena messi in luce

grande edificio periferico, dettaglio di alcuni reperti appena messi in luce

grande edificio periferico, dettaglio di alcuni reperti appena messi in luce

grande edificio periferico, dettaglio di alcuni reperti appena messi in luce


grande edificio periferico in corso di scavo


grande edificio periferico in corso di scavo

grande edificio periferico, giare, vasi in ceramica e bronzo in corso di scavo

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